CISTECTOMIA RADICALE NELLA DONNA

L'intervento consiste nell'asportazione della vescica, dell’utero, delle ovaie e di una parte della parete vaginale anteriore; a ciò si associa una rimozione dei linfonodi regionali (linfoadenectomia pelvica) e in alcuni casi l’appendicectomia.

L’intervento viene eseguito in anestesia generale, dura 3-5 ore e prevede un ricovero di circa 15 giorni. Si esegue un'incisione verticale che va da sopra l’ombelico al pube.

L’asportazione della vescica comporta sempre la necessità di effettuare una derivazione urinaria per permettere il trasporto delle urine all’esterno in assenza della vescica. Nella nostra struttura eseguiamo solitamente la derivazione urinaria sec Bricker, che risulta a tutt’oggi la più eseguita in tutti i centri urologici. Questa derivazione prevede l’isolamento e l’utilizzo di un tratto di circa 20 cm di intestino a cui vengono anastomizzati (collegati) gli ureteri. L’ansa viene poi fatta fuoriuscire dalla cute (stomia), in modo che le urine provenienti da entrambi i reni vengano convogliate verso l’esterno e raccolte in un apposito sacchetto applicato alla cute.

Al termine dell’intervento verrà applicato un sondino naso-gastrico che verrà mantenuto nel post-operatorio fino a che le funzioni intestinali non si saranno ripristinate e la paziente comincerà ad alimentarsi per via orale. Si vuol sottolineare che, prevedendo l’intervento l’utilizzo di una parte di intestino, prima del ripristino della normale canalizzazione sarà assente la defecazione e potrà essere presente nausea e senso di gonfiore addominale. L'alimentazione avverrà per via endovenosa fintanto che la paziente non presenterà un’attività intestinale normale.

Al temine dell'intervento viene inserito un tubo di drenaggio che fuoriesce dalla parete addominale. Può essere necessaria la somministrazione di emotrasfusioni sia durante, che nei giorni successivi all'intervento.

Sono possibili seppur rare le complicanze generali degli interventi sull’addome come lesioni intestinali, lesioni vascolari o del nervo otturatorio, occlusione intestinale, fistole urinose e intestinali, ritardi di guarigione della ferita, trombosi venose agli arti inferiori (per prevenire queste ultime complicanze viene praticata di routine profilassi pre e perioperatoria con punture di eparina a cui si aggiunge la mobilizzazione precoce del paziente e l’eventuale utilizzo di calze elastiche).

L’asportazione di parte della parete vaginale può provocare dispareunia (disagio durante i rapporti sessuali).

Complicanze tardive conseguenti all’intervento sono le stenosi anastomotiche (restringimento della giunzione uretero-iintestinale) che potranno essere trattate con cateterismi ureterali (stent); più raramente si posso presentare stenosi della stomia; altre possibili complicanze tardive sono correlate soprattutto alla derivazione urinaria e sono rappresentate principalmente da disturbi metabolici, deterioramento della funzione renale, anemia.

La mortalità operatoria è eccezionale e le cause più frequenti sono l'infarto miocardico acuto e l'embolia polmonare.

Dopo la dimissione dall’Ospedale, Lei dovrà evitare sforzi fisici intensi, come sollevare pesi o simili per un paio di mesi. Infatti, durante questo primo periodo la resistenza della ferita chirurgica è affidata alle suture, che possono rompersi se messe eccessivamente in tensione e causare la formazione di un laparocele (ernia della parete addominale).

Prima della dimissione, le pazienti, verranno istruite insieme ad un famigliare (qualora possibile), circa la gestione dell’urostomia (igiene, cura e applicazione dei sacchetti) e verrà rilasciata una richiesta dettagliata per rifornirsi (a carico del SSN) presso qualsiasi farmacia, di tutto il materiale necessario per la gestione del presidio.


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