LITOTRISSIA RENALE PERCUTANEA

E’ una procedura che permette di raggiungere le cavità renali (bacinetto e calici) attraverso un accesso percutaneo e quindi di procedere alla frantumazione ed estrazione di calcoli renali.

La manovra si esegue in regime di ricovero con un’anestesia generale. Prevede una durata che varia dai 60 ai 180 minuti a seconda della complessità del caso.

L’intervento è composto da varie fasi che in sequenza sono:

  • Accesso percutaneo: previa visualizzazione delle vie urinarie del rene per via endoscopica si procede alla puntura del rene e del calice prescelto e successiva dilatazione del tramite sino a permettere l’inserimento di una camicia (tubo che permette la comunicazione delle vie urinarie con l’esterno);

  • Nefroscopia: Attraverso la camicia di lavoro si introduce il nefoscopio, strumento ottico che permette la visione diretta del bacinetto, dei calici renali e dei calcoli in essi contenuti;

  • Litotrissia: Frantumazione del calcolo con strumenti introdotti attraverso il nefroscopio (sonda ad ultrasuoni, sonda laser, pinze, cestelli per l’asportazione di calcoli, etc).

Al termine dell’intervento, al posto della camicia, viene posizionato un drenaggio nefrostomico che verrà rimosso dopo circa 24-48h.

Al termine della procedura può essere lasciato in sede un cateterino ureterale (stent) di protezione che sarà rimosso con tempistiche e metodiche diversificate per ogni caso clinico su indicazione del chirurgo urologo.

Conseguenze possibili dell’intervento possono essere l’ematuria, peraltro spesso modesta e di breve durata, eventuali coliche renali che richiedono nella maggior parte dei casi solo trattamento medico. In caso di frantumazione di calcoli sarà possibile osservare nei giorni successivi alla procedura l’espulsione spontanea, con la minzione, di piccoli frammenti litiasici.

Le possibili complicanze di questo intervento sono rappresentate da: sepsi e febbre (che verrà trattata con opportuna copertura antibiotica), la perforazione ureterale (che richiederà il posizionamento di un cateterino ureterale o stent per un tempo necessario alla riparazione spontanea dell’uretere), in rarissimi casi l’avulsione dell’uretere (distacco dell’uretere) che prevede una correzione chirurgica; infine la stenosi ureterale (restringimento) conseguente ad infiammazione o ad esiti cicatriziali che può essere trattata con dilatazioni ureterali endoscopiche, posizionamenti di cateterini ureterali o in rari casi può richiedere la correzione chirurgica.


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