PROSTATECTOMIA RADICALE

Con il termine di prostatectomia radicale si intende l'intervento chirurgico che prevede l'asportazione in blocco della prostata e delle vescicole seminali con la successiva anastomosi (unione per mezzo di punti di sutura) della vescica con l’uretra. L’asportazione della prostata è di solito preceduta da una linfoadenectomia pelvica cioè dalla asportazione dei linfonodi che drenano i linfatici dalla ghiandola prostatica. L’asportazione della ghiandola prostatica con le sue vescicole seminali ha come conseguenza la scomparsa dell’eiaculazione e conseguentemente viene meno la possibilità di avere figli per via naturale.

La selezione del paziente candidato a tale intervento dipende dallo stadio clinico, dall'aspettativa di vita e dalle condizioni psicofisiche. E’ ritenuto candidabile ad intervento di prostatectomia radicale, con intenti curativi radicali, il paziente con neoplasia prostatica clinicamente localizzata, con aspettativa di vita di almeno 10 anni e in condizioni generali soddisfacenti. In genere è consigliabile attendere, per eseguire l’intervento, 6-8 settimane dalla biopsia prostatica, mentre se è stato eseguito intervento di TURP (resezione trans uretrale di prostata) è consigliabile attendere almeno 3 mesi. In questo modo si consente la riduzione dell’edema e della reazione infiammatoria conseguenti a queste manovre. Si ricorda che la malattia di cui Lei è affetto è a lenta evoluzione e pertanto l’attesa non pregiudica assolutamente le possibilità di cura della malattia.

L'intervento viene eseguito in anestesia generale, con un'incisione dall'ombelico al pube ed ha una durata totale di circa 150 minuti. Al temine dell'intervento viene posizionato un tubo di drenaggio che fuoriesce a lato della ferita chirurgica e verrà rimosso quando la quantità di liquido drenato diventa trascurabile.

L’intervento viene eseguito in regime di ricovero ordinario con una degenza di 6-10 giorni ed il paziente dovrà mantenere per circa 15 giorni un catetere vescicale che verrà rimosso ambulatorialmente a guarigione avvenuta dell'anastomosi fra la vescica e l'uretra.

Nel primo post-operatorio il paziente riceverà una terapia per via endovenosa, mentre l'alimentazione avverrà dopo circa 48 ore, non appena le funzioni intestinali si saranno ripristinate. Può essere necessaria la somministrazione di emotrasfusioni sia durante, che nei giorni successivi all'intervento.

La convalescenza per questo tipo di intervento è di circa 20-30 giorni dalla dimissione.

Sono possibili seppur rare le complicanze generali degli interventi sull’addome come lesioni intestinali, lesioni vascolari o del nervo otturatorio, lesioni ureterali, ritardi di guarigione della ferita, trombosi venose agli arti inferiori (per prevenire queste ultime complicanze viene praticata di routine profilassi pre e perioperatoria con punture di eparina a cui si aggiunge la mobilizzazione precoce del paziente e l’eventuale utilizzo di calze elastiche).

Complicanze più specifiche all’intervento di prostatectomia radicale possono essere la comparsa di fistola urinosa (generalmente a risoluzione spontanea mantenendo in sede il catetere vescicale), la linforrea prolungata (siero linfatico che fuoriesce dal drenaggio) conseguente all’asportazione delle ghiandole linfatiche; il linfocele (raccolta tardiva di linfa nell’addome) che talora richiede di essere drenato; la stenosi dell’anastomosi tra vescica ed uretra che può manifestarsi alcune settimane dopo la rimozione del catetere con difficoltà e allungamento del tempo di minzione.

La continenza urinaria, dopo intervento di prostatectomia radicale, tranne che per una piccola percentuale (2-10%) è buona. L'incontinenza urinaria è presente nella maggior parte dei pazienti per un periodo variabile da poche settimane ad alcuni mesi dalla rimozione del catetere. Per aiutare la ripresa precoce della continenza urinaria le verrà insegnata una “ginnastica” del piano perineale che le sarà di notevole aiuto per il ritorno alla normalità. Fino a che la continenza non diventa normale può essere opportuno portare dei pannolini assorbenti. Tuttavia, non è bene abituarsi a questi presidi, in quanto la continenza ritornerà tanto più precocemente quanto più il paziente si impegnerà nel volerla raggiungere.

All'intervento consegue una perdita dell'eiaculazione (emissione di liquido spermatico con l’orgasmo) e spesso si verifica anche una perdita dell'erezione che può comunque essere recuperata con particolari presidi e con tempistiche diverse per ogni paziente (in taluni casi si può assistere ad un recupero della potenza sessuale anche a 12-18 mesi dall’intervento). In casi molto particolari (in base alle condizioni oncologiche, all'età e alle motivazioni del paziente), può essere effettuato un intervento che mira a salvaguardare i nervi erettori. Tale intervento ha comunque percentuali di successo estremamente variabili per quanto riguarda il recupero della potenza sessuale.

La mortalità operatoria è eccezionale e le cause più frequenti sono l'infarto miocardico acuto e l'embolia polmonare.

Dopo la dimissione dall’Ospedale, Lei dovrà evitare sforzi fisici intensi, come sollevare pesi o simili per un paio di mesi.




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